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Libri
Giocare con i suoni
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Antonio Testa
Edizioni: RICORDI
Presentazione Libro - guarda
Recenzione - Pag.1 | Pag.2
Articolo rivista ANDERSEN - guarda
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Aladino e la sua lampada
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a cura di Giovanna Perricone - Concetta Polizzi - Maria Regina Morales
Edizioni: Armando Editore
Le esperienze : di Giocare con i suoni all'interno dell'ospedale pediatrico.
Recenzione - Scarica articolo sul libro
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CD per la musicoterapia
Senza tempo nel tempo (1995)
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Antonio Testa
distribuito da: Hic Sunt Leones
Musica per sognare un mondo diverso: no, non è new age e nemmeno ambient. Quello che vi propone Antonio
Testa nel suo Cd Senza tempo nel tempo ( Tribe) è qualcosa che non avete mai sentito: un viaggio alla
scoperta di nuovi paesaggi sonori attraverso strumenti costruiti da lui con i materiali che la natura
gli offre. Didjeridou, sonagliere di semi e conchiglie, fischietti in osso, foglie di magnolia, zucche
ad acqua, flauti di bambù, semplici pietre e, soprattutto, l'incredibile suono delle stalagmiti.
Il viaggio inizia con Jungle: le sonorità di una natura madre e matrigna, dove il senso del mistero
e del pericolo si accompagnano alla me-raviglia. Mondi marini è più lieve, tra lo scorrere dell'acqua
e le sonagliere di conchiglie, vi trasporta in un mondo dove tutto è attutito e lento, mentre in Spirits
potete sentire la magia che si insinua nelle piccole cose, con gli strumenti che sono perfetta imitazione
delle voci degli animali. Ma il vertice di Senza tempo nel tempo è costituito senza ombra di dubbio da
Stalagmite, brano che chiude il disco, dove tra il gocciolio eterno che si sente in sottofondo, Antonio
Testa suona le stalagmiti di una grotta proprio come se fossero un normale xilofono. Musica e magia si
fondono così in un disco pieno di suggestioni arcane che riportano a un mondo primitivo dove è la voce
della natura e non quella dell'uomo a essere in primo piano. Non perdete questo lavoro, insomma, se
davvero vi interessa ascoltare qualcosa di diverso.
Luca Valtorta
Di Antonio Testa segnalo Senza Tempo nel Tempo, CD dalle atmosfere ambient tribali, ottenute dal
polistrumentista par-tenopeo tramite il recupero dei suoni naturali coniugati a quelli sintetici.
Stefania Cubello
Tutto ciò che esiste in natura emette, se ben usato, una vibrazione sonora, sia che si tratti di una
foglia, di una piuma, di un osso, di una conchiglia o di un frammento di tronco. Tutto ciò che ci
circonda ha un'anima, e questo Antonio Testa, polistrumentista, musicologo e animatore milanese d'adozione
lo sa. Da sempre interessato al recupero dei suoni che esistono in natura, ricerca che H musicista ha
condotto in passato affiancando un altro alchimista dei suoni naturali, Walter Maioli, Antonio Testa
documenta con questo sorprendente album d'esordio, un viaggio, come suggerito dal titolo medesimo
dell'opera, atemporale dentro agli spazi suggestivi di grande madre natura. E inol-trarvisi tramite
l'ascolto dei brani, significa rispondere al richiamo di una danza sciamaninca ("Shaman") o
propiziatoria tribale ("Tribe"), scendere nelle viscere della terra ("Stalagmite"), o innalzarsi
in volo ("Spirits" e "II volo").
Vi suggeriamo un ascolto notturno dell'album. S.C. Voto: 8
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Healing Herb's Spirit (1998)
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Antonio Testa
Questa realizzazione è una collaborazione tra Antonio Testa e le sue percussioni rituali e Stefano Musso
con le sue ambientazioni organiche. Quello che apprezzo di più nella musica di Testa è l'uso creativo di
strumenti etnici ed autocostruiti; egli usa oltre 30 strumenti tribali incluso semi e fischietti d'osso,
rombi sonori, zucche ad acqua, stalagmiti e campane tibetane. Gli strumenti acustici non prevalgono mai
sulla base ambientale, ma lavorano insieme per creare tessiture e direzioni. Gli ambienti oscuri e
rasserenanti, non suonano mai artificiali e gli occasionali elementi vocali aggiungono un tocco umano,
a questa musica ispirata dalla natura. Healing herb's spirit è proprio ciò che lo sciamano consiglia;
un paesaggio sonoro quieto e lussureggiante di bellezza, per trasportare la tua mente in un luogo di
pace eterea. Terrò questo CD vicino a me per quando avrò bisogno una veloce fuga da questo mondo.
Octavia (Outburn) Usa
Il primo ascolto mi ha deluso e non me ne facevo una ragione. L'artista e' troppo navigato per rischiare
in questo modo, oltretutto questa e' una collaborazione con un fior di percussionista... Ho riposto il CD
ripromettendomi di ascoltarlo in altre situazioni. Ho fatto bene. Ora il CD libera tutta la sua energia,
le sue piccole/grandi sonorita', le sue nascoste atmosfere, le microarmonie: e' una collaborazione tra
una mente elettronica e uno spirito di terra, tra evoluzioni impercettibili del suono di cielo e le
radici etniche dell'anima umana, con tutte le conseguenze che potete immaginare. I loops e le magie
delle macchine arrotondano e mettono in risalto la percussivita' liquida e naturale di Antonio, le sue
intuizioni cromatiche, la dinamica selvaggia; i rumori naturali, spesso fuori luogo e ormai ipersfruttati,
hanno qui uno spazio congeniale risultando eufonici e non gratuiti; i tocchi di Alio Die si distinguono
per discrezione e sono sempre piu' precisi, come se l'artista stesse affinando le sue tecniche ad ogni
uscita. Un'opera di ritual ambient densa e rarefatta che va apprezzata dopo ripetuti ascolti intimi,
a che apre uno spiraglio su un mondo di meraviglie sonore.
Gianluigi Gasparetti / Deep Listenings spring / summer 1999
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Mappa sonora del "Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo (1998)
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Antonio Testa
"In quei giorni le orecchie degli uomini udivano suoni di cui nessuna scienza e nessuna magia potranno
mai ritrovare l'angelica purezza"- Questa mappa sonora ricca di canti di uccelli, di aliti di vento, di
movimenti d'acqua, di lontani rintocchi di campane, di grilli e di insetti, è una scultura acustica di
impressionante impatto sul nostro apparato uditivo quotidianamente offeso dai penosi rumori della società
umana. Si riscopre, insieme ad Antonio-Testa, il suono della Natura così come è sempre stato, e con esso,
il suo equilibrio mirabile. L'artista ha seguito la vita del parco, si è immerso nei suoi ritmi biologici,
ne è diventato parte integrante, ne ha colto le espressioni più nascoste. Un'opera di ecologia acustica
che rende ancora più doloroso il contatto con i danni causati dall'uomo.
Gianluigi Gasparetti
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Sacbe (2000)
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Antonio Testa
Questo CD-book di 65 pagine edito dallaTribe col titolo di "Sacbè - Cammino Luminoso"
(percorsi sacri sulla Madre Terra)" è il resoconto di una bella esperienza di viaggio nella Terra dei Maya.
Fra i templi e i siti sacri dell'antico Messico, sorta di diario spirituale a più mani che raccoglie le
memorie di un pellegrinaggio sulla rotta del "Sacbè", la via luminosa che porta al risveglio interiore e
propizia la calma astrale, secondo le più antiche dottrine sciamaniche del mondo atzeco. Ma più che
reportages di viaggio gli scritti che accompagnano il CD di ANTONIOTESTA. Sono una raccolta di pensieri
sui piccoli-grandi misteri dell'esistenza umana,'una guida per promuovere le escursioni dell'anima' che
il gruppo di autori propone alla luce di questa loro avventura, raccontandoci le emozioni provate durante
i cerimoniali per l'Equinozio di Primavera o la percezione di presenze eminenti nella selva del Chiapas e
nel Parco Naturale degli Uccelli, o ancora nei gioiosi rituali del canto ben descritti dal racconto di
Alberto Ruz Buenfil. E vicino a tutto questo, dicevo, ci sono le musiche composte per l'occasione da
Antonio Testa, la pagina sonora (preceduta da un saggio dell'artista) che ci porta un po' nel vivo di
quelle culture ancestrali e di quei momenti di svago spirituale trascorsi nella terra degli avi, le danze
e i canti attorno al fuoco della vita che arde vittorioso al vento della notte cosmica che ha gettato le
sue ombre sulla nostra epoca.
ALDO CHIMENTI
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Prayer for the forest (2002)
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Antonio Testa
I due artisti italiani danno alle stampe uno dei piu' bei dischi di ambient-ritual che ho mai ascoltato,
dando note e ritmo alla parte piu' mistica e spirituale della nostra anima, alitando ritmi ancestrali nel
nostro corpo, avvolgendoci in un rituale sonoro sospeso ai margini del tempo e dello spazio, aprendo uno
sguardo su una terra inesistente se non nei nostri sogni piu' segreti... esagerato? Forse, almeno fin
quando non si entra in contatto con questa musica, vero alimento emotivo. Alio Die (al secolo Stefano
Musso) sono anni che nella mia personale scala di valori musicali, e' ai primi posti in quanto lo reputo
uno dei piu' grandi autori di ambient, la sua ricerca musicale puo' essere considerata una vera e propria
inesauribile esplorazione nel mondo dei suoni, lui ha travalicato da molto tempo l'angusto confine legato
agli strumenti intesi come tali, la sua sensibilita' artistica lo porta a costruire drones infiniti anche
in un sospiro... Antonio Testa porta le sue pulsazioni etniche, sparse in ritmi antichi a dipanare rituali
sognanti alle soglie dell'infinito.
Inutile parlare dei brani singolarmente, consiglio l'ascolto dall'inizio alla fine, semplicemente
immergendovi in questo mondo vivo, palpitante, caldo ed avvolgente. Memorie ancestrali sono sparse
nel nostro DNA, questo bellissimo disco le riporta in vita... Musica della luce, della memoria, di
quello che siamo e che ricordiamo ogni volta che di notte alziamo gli occhi al cielo e vediamo l'immenso
sentendoci parte di un unico uno, come questa musica che viene a noi dal piu' profondo del nostro spirito
comune.
Carlo Camilloni / 21st Century Music # 5 Summer 2002
Ascolto, ascolto, ascolto. Una volta, due, dieci. Non riesco a capire perche' mi piaccia tanto questo CD:
gli ingredienti sono sempre quelli, gli stessi con cui troppi altri artisti riscaldano da tempo sempre la
solita zuppa ormai raffreddata e inacidita... un drone qui, rumori d'ambiente la': vento, acqua che
scorre, richiami d'animali ignoti... e poi la solita ricetta, fin dai tempi dei corrieri cosmici: "Prima
un po' di atmosfera, poi fa partire il ritmo (percussioni acustiche, come in questo caso, oppure
sequencer, o un loop, basta che ci sia un tappeto ritmico ipnotico e ripetitivo) e condisci il tutto con
qualche linea piu' o meno melodica, magari con un flauto purche' sia etnico". Quante centinaia di titoli
negli ultimi anni non fanno altro che rimasticare questi bocconi? E quanti ne usciranno prima che qualcuno
si decida a gridare che il re e' nudo?
Questo album parla lo stesso linguaggio dei suoi predecessori; l'unica trasgressione dal verbo sciamanico
(ritual-ethno-ambient e via etichettando) e' "Walking through the camp", un ninnolo tropicale leggero
leggero, disimpegnato come non mai. Eppure, ascolto il torrido, primordiale mistero di "African dream"
o "Prayer for the forest" o la straniante, onirica "An active foggy pathway" e mi ritrovo ammaliato,
ipnotizzato, colpito come e' ormai raro che mi succeda. Sara' forse perche' questo e' un disco fatto con
il cuore. O forse il cuore ce lo metto io che non voglio rassegnarmi alla decadenza di un genere che
sembra ormai aver detto tutto quello che poteva dire. Contemplo questa musica e vi scorgo echi di quando
Jon Hassell studiava la teoria dei sogni in Malesia, di quando i Popol Vuh suonavano nel giardino del
faraone o Eberhard Schoener giocava con il gamelan, a Bali. Ma queste sono favole antiche. Resto in attesa
di quelle che verranno. Forse Alio Die e Antonio Testa ne hanno altre da raccontare.
Piero Manocchio / Deep Listenings
Antonio Testa e Stefano Musso danno vita alla loro glorificazione trance-ambient, facendo sbocciare da
piogge smeralde questo iridescente album composto da 6 lunghissime tracce visionarie ed oniriche. Una vera
e propria escursione psicologica e suggestiva, caratterizzata da continue fusioni di riverberi monsonici
e aurore amazzoniche, fotogrammi catturati e sviluppati con estrema cura descrittiva e precisione
esecutiva. Le musiche sono scandite da percussioni attente e mutevoli, irradiate da synths vaporosi,
arricchite da rumori e fruscii, flauti surreali, giochi d'acqua elettronici, loops intriganti.
Vegetazioni viventi dominano le atmosfere sinuose di "African Dream", tra tribali percussioni e limpide
tastiere in sospensione. Nell'immensa voliera naturale di "A mechanical dust sphere" osserviamo leggere
bioevoluzioni, e nei dintorni crepitanti ritmiche. Fuochi su cascate introvabili sovrastano gli interni
di "Ancestor's Breath", percussioni distanti ed invisibili rituali sgorgano dalle viscere della Foresta
Pluviale. Voci indigene e scene di vita quotidiana all'interno della foresta, vengono rievocate in
"Walking trough the camp", armonia e semplicità catturano l'ascolto. Battiti tribali e progressive
infiltrazioni siderali diffondono svariati incensi nel cuore di "Prayer for the forest", ogni percezione
è stimolata sotto un'immensa cupola sonica dalle venature di clorofilla e dalle paradisiache piume.
Chiude "An Active Foggy Pathway", ispirata da maculate percussioni e bagliori cangianti, dispersi tra
misteriose testimonianze lasciate nella roccia. Le aurali esalazioni del supremo spirito verde, forza
moderatrice ed anima nutrice di tutti noi.
:twilight zone:
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Radioforest (2005)
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Antonio Testa
"Radioforest" è l'ottavo disco di Antonio Testa, contando anche le due belle collaborazioni con Alio
Die e quella recente con Gaudì (vedi Rockerilla n°303). Testa è un percussionista professionista la
cui ricerca si rivolge ai suoni d'ambiente. Nei suoi mille viaggi di studio in giro per il mondo sembra
aver appreso i segreti del Suono: che si tratti di percussioni africane, indiane o messicane non importa,
l'effetto è sempre quello di avvolgere l'ascoltatore in una bolla di percezioni alterate . Su "Despertar"
è l'accento quasi pop che colpisce; su "Red Ground" un drone di Matteo Zini (Opium); su "Sunset" un
fraseggio che sembra rubato a Satie; su "Xibalbà" i caratteristici suoni naturali di Alio Die. Il Cd
è limitato a 500 copie.
ROBERTO MANDOLINI
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